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Famiglia |
GADIDI |
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Nome Scientifico |
Gadus morhua |
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Codice FAO |
COD |
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Nome Inglese |
ATLANTIC COD |
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Nome Francese |
MORUE
DE L’ATLANTIQUE |
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Nome Spagnolo |
BACALAO DEL ATLANTICO |
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Descrizione |
Corpo simmetrico, tre pinne dorsali, due anali, pinne ventrali in
posizione giugulare, dotato di una grande bocca, munito di barbiglio;
colore variabile dal marrone al verdastro grigio sul dorso, colori che
sfumano sul ventre. Lunghezza massima 200 cm, peso massimo 96 kg.
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Riproduzione |
La deposizione delle uova è estremamente variabile
a seconda dei mari in cui si trova: nel mare del Nord va da Dicembre a
Maggio, nel mare di Groenlandia da Marzo a Giugno, sulle coste norvegesi
va da Febbraio ad Aprile, nel tratto di Atlantico di fronte al Canada va
da Aprile a Settembre. |
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Area di Pesca |
Atlantico nord orientale e nord occidentale, mar Baltico; vive dalle
vicinanze della costa fino a molto sotto la piattaforma continentale. |
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Sistemi di Pesca |
Reti a strascico di profondità. |
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Leggi |
Reg. CEE n. 2406 del
26/11/1996: prevede alla tabella 9.1a i parametri di freschezza della
specie, all’allegato II la calibrazione commerciale e le misure minime
previste per le diverse zone di pesca. |
Molte
persone, gustando il famoso "Stocco di Mammola" si saranno chieste per quali
strane vie si sono congiunti una cittadina del meridione d'Italia e quel
tipico prodotto delle gelide regioni nordiche. È una storia che vale la pena
di conoscere, perchè ci fa toccare da vicino l' inventiva, lo spirito
d'avventura, la sagacia e l'impegno, anche commerciali, di coloro che
realizzarono questo felice incontro. Nel lontano 1432,
Piero Querini, veneziano e commerciante, sbagliando rotta di navigazione,
invece che raggiungere Anversa, naufragò con i suoi marinai su un' isola
deserta nel grande Nord. Furono salvati dopo un mese da alcuni pescatori
delle isole Loften (Norvegia) e lì ebbero modo di conoscere ed apprezzare lo
stoccafisso, cioè il merluzzo nordico lasciato seccare al vento asciutto ed
alle bassissime temperature dell'artico.
Lo apprezzarono
non solo dal punto di vista culinario, ma anche da quello commerciale, visto
che il pesce così trattato si manteneva inalterato per lunghissimo tempo, e
si prestava quindi ad essere trasportato e commercializzato senza
alterazioni. Per quei tempi, in cui il problema di conservare i cibi era
veramente cruciale, fu una scoperta oltremodo fortunata. Da cosa nacque
casa: le vie del commercio sono infinite ed il pescestocco da Venezia salì a
trento, dove il Concilio Ecclesiastico varava i precetti sull'astinenza
delle carni diffondendosi così in tutto il Nord d'Italia, poi scese a Napoli
dove, guarda caso, giovani rampolli delle illustri famiglie mammolesi
studiavano, e dove giungevano spesso borghesi e commercianti di Mammola per
gestire la loro attività. Da Napoli le balle del pescestocco trasportate da
golette ebrigantini sbarcarono a Pizzo, dove attraversando le montagne delle
Serre sul
dorso dei muli, giunsero a MAMMOLA, dove trovò il suo habitat naturale
grazie soprattutto alla particolare composizione della sua acqua, ricca di
ferro, magnesio e calcio. La leggenda dello 'Stocco' di Mammola, si accrebbe,
però, notevolmente dopo il 1860, quando, venuti meno i contatti con le
Serre, si
riaprirono i rapporti con il 'Litorale dei Gelsomini'. A
Siderno
giungevano, napoletani, amalfitani, sorrentini e vi
scaricavano ogni
sorta di mercanzia, tra cui il pescestocco. Oggi la Norvegia esporta in
Italia il 95% del prodotto nazionale. Il pescestocco preso a se è un
prodotto asettico ed i norvegesi non hanno la fortuna di avere i nostri
prodotti mediterranei che le conferiscono un gusto unico. Nelle gastronomie
locali si rispecchiano una cultura, un modo di vivere e di pensare, tutti
intesi a sfruttare al meglio le risorse disponibili. Lo stocco divenne un
piatto così comune, gradito e ricercato, da penetrare profondamente nella
vita della gente, al punto da influenzarne il linguaggio e da essere usato
come paragone in alcuni detti, entrati nel lessico comune, e non solo di
Mammola, ma dell'intera Calabria: "ti
facisti comu n'ala di stoccu",
"si ficiro comu 'u stoccu". Le tradizioni culinarie dello
stocco alla mammolese si
tramandano da secoli e sono conosciuti ben al di fuori di Mammola perchè,
anticamente lo stocco era usato anche come merce di scambio e veniva,
inoltre, regalato e portato con se da chi partiva emigrante. Possiamo
immaginare i pensieri di coloro che, lontano da Mammola, lo gustavano quasi
con religione. Non era più solo un nutrimento per il corpo: diveniva un
mezzo di ricordo,
di
unione con chi era rimasto al paese, un'occasione per suscitare ricordi ed
emozione. Si capisce allora come un semplice alimento può divenire motivo di
aggragazione sociale, di festa, di celebrazione corale di tradizioni che non
appartengono più ad una sola comunità, ma divengono patrimonio di tutti
quelli che vi si accostano: un alimento che dal tempo dei tempi, si eleva
fino a diventare cultura ed espressione di abilità. Un tempo c'erano molte
osterie che preparavano lo stocco secondo tradizioni ed i loro nomi già
introducevano in un clima di conviviale e paesana allegria: Osteria del
Sole, della Concordia, dell'Amicizia, dei Lavoratori, di San Nicodemo e di
San Martino. Le osterie col tempo hanno lasciato il posto a moderni
ristoranti, ma le tradizioni ed il clima di ospitalità sono rimasti
inalterati. Anche ora la ricorrenza della 'Sagra Dello Stocco" è un
ricordare le nostre tradizioni, è un esaltare noi come comunità mammolese
che ci apriamo a tutte le comunità, non solo per offrire questo nostro piatto tipico,
ma anche e soprattutto la nostra disponibilità ad incontrare la gente, a
conoscerla, a far festa insieme.
Apriamo a tutti il nostro paese, ricco di
storia e d'arte, con i suoi palazzi gentilizi, le chiese rinascimentali e
barocche, le viuzze strette. Un paese medievale nella sua struttura ma
proteso verso il futuro grazie all'intraprendenza di tutti i suoi abitanti:
antico nel cuore, moderno nell'agire. La notorietà della
Sagra dello Stocco ha varcato i confini locali al punto da essere motivo
di attrazione di tutti i vacanzieri presenti in Calabria e di personaggi
importanti quali l'Ambasciatore di Norvegia. Chi verrà vedrà gli androni
degli antichi palazzi trasformati in mostre fotografiche e di pittura,
degusterà lo stocco nei caratteristici tegamini di terracotta
rallegrato dal ritmo della tarantella. A ricordo, brevi note, il nostro
annullo filatelico per la ricorrenza della XXV edizione della
Sagra dello Stocco ma soprattuttola nostra
ospitalità che è un'eredità dei nostri avi, giunta per tradizione, intatta
fino a noi e per tutti coloro che verranno. Lo stocco e la Sagra sono stati
ricordati, per la sua importanza in molti servizi televisivi e da molte
riviste e giornali a livello nazionale, quali: 'Sereno
Variabile', 'Linea
Blu', 'Gran Tour', 'Oggi', 'Partiamo'. Inoltre a testimoniare la storia
e le tradizioni "lo Stocco
di Mammola" è stato incluso dal Ministero delle Politiche Agricole e
Forestali nell'elenco nazi onale dei prodotti agroalimentari tradizionali
(sup. ord. Gazzetta Ufficiale n. 167 del 18/07/2002 pag. 13 n. 201)
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